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"Quando le paure diventano panico" - Conferenza del dott. Giuseppe Pecere, psicologo- psicoterapeuta

2010-02-17

Mercoledì 17 febbraio 2010 alle ore 20.45, presso il Centro Toniolo in via Dogana 2/a in Verona si terr? la conferenza: "Quando le paure diventano panico". Relatore il dott. Giuseppe Pecere, psicologo-psicoterapeuta specialista in Terapia Breve Strategica, titolare di studi in Verona, Padova, Bologna

L'uomo, da sempre, si è misurato con la paura sin dai tempi della sua comparsa sulla terra, guardando con timore tutto ciò che era ignoto, sconosciuto. Ma è proprio grazie alla paura che l'uomo ha sviluppato capacit? di adattamento straordinarie, interagendo con elementi naturali spesso ostili, spinto dall'intelligenza e dalla curiosit?.
Hermann Hesse scrive: "...la radice di ogni nostra paura è l'ignoto, la paura del passo incerto e dell'incedere nel vuoto...".
La paura, essendo un'emozione primaria ed arcaica, ha sempre evocato nell'uomo il desiderio di conoscerla e incontrarla.
Quando, invece, la paura smette di essere un'emozione positiva, può diventare fobia o panico, divenendo qualcosa che comincia a sfuggire al nostro controllo, impedendoci di affrontare un viaggio, di guidare l'auto o di rimanere da soli.
Il 15% della popolazione europea è, attualmente, colpita da attacco di panico; l'uso massiccio di farmaci, anche se tiene sotto controllo l'ansia e l'angoscia che ne derivano, non risolve il problema, rendendo il disturbo sensibile alla diminuzione dell'assunzione del farmaco.
L'attacco di panico è una crisi d'ansia estrema, paralizzante, che comporta la presenza di vari sintomi, tra i quali: paura di svenire o di morire all'improvviso, sudorazione, senso di evanescenza, estraneit?, paura di impazzire o di perdere il controllo delle funzioni mentali e fisiche.
Tutti questi sintomi compaiono all'improvviso e nelle situazioni più imprevedibili; le crisi possono avvenire con frequenza quotidiana e/o periodica.
Uno dei contributi più importanti, per la terapia in tempi brevi di tali seri ed impedenti disturbi, è stato portato, a livello internazionale, dalla scuola del prof. Giorgio Nardone, direttore del Centro di Terapia Strategica di Arezzo di cui il sottoscritto è stato prima allievo e poi collaboratore associato con i suoi studi di Bologna, Padova e Verona.
La ricerca empirica ha dimostrato come la maggioranza di coloro che soffrono di un disturbo basato sulla paura, sia nel caso di una fobia, sia nel caso di una sindrome da attacco di panico, abbiano in comune almeno tre ridondanti strategie comportamentali che, di fatto non aiutano ad uscire dalle proprie paure: "l'evitamento, la richiesta d'aiuto e l'eccessivo controllo di sè che sfocia nella perdita di controllo".
L'evitamento dei luoghi o situazioni fonte di preoccupazioni fobiche, tendendo a ridurre gli effetti sgradevoli della paura è, in realt?, una micidiale trappola, poichè conduce gradadatemnte la persona ad incrementare gli stessi evitamenti sino alla completa incapacit? di agire autonomamente. Ogni evitamento, infatti, conferma la pericolosit? della situazione evitata e prepara l'evitamento successivo. Tale spirale di progressivi evitamenti produce l'incremento, non solo della sfiducia nelle proprie risorse, ma anche della reazione fobica del soggetto, in modo da far divenire il disturbo sempre più impedente e limitante.
Così come per la tendenza all'evitamento, la richiesta d'aiuto (a parenti ed amici) tende a generalizzarsi, sino a divenire un'assoluta necessit? e a condurre la persona nelle più severe forme di disturbo fobico, ossia a non essere più in grado di stare da sola.
La terza tentata soluzione disfunzionale è il tentativo di controllarsi (ascoltarsi in modo eccessivo); in realt? il tentativo dell'eccessivo controllo delle proprie funzioni fa perdere il controllo, sotto forma di incremento della stessa paura. L'esempio è rappresentato dai cosiddetti ipocondriaci (eccessiva preoccupazione circa l'insorgenza delle malattie del proprio corpo), i quali, cercando di continuamente di controllare il proprio organismo alla ricerca di segnali indicatori di una malattia in corso, finiscono per prodursi sensazioni spaventose, dalle quali poi essere spaventati. In altre parole queste persone evocano ed ottengono tutti i sintomi di cui hanno paura.
Secondo l'approccio strategico ai disturbi fobici, è proprio l'instaurarsi di tentate soluzioni disfunzionali che, nel tentativo di proteggerci dall'angoscia scatenante di una fobia o di un attacco di panico, in realt? creano un circolo vizioso che alimenta e fortifica, ancora di più, il ciclo della paura.
Il costrutto di fondo che differenzia il modello della terapia strategica da tutte le altre forme di psicoterapia, è il fatto che, a livello di logica di intervento, ci si focalizza sulle tentate soluzioni che complicano il problema, interrompendo tale circolo vizioso di percezioni e reazioni che reciprocamente si alimentano in una spirale perversa.
Per ottenere ciò si utilizzano stratagemmi terapeutici costruiti ad hoc, per fare in modo che la persona sblocchi il circolo vizioso di tentate soluzioni che incrementano la paura, senza troppi sforzi, sofferenze o impegno di volont?.
Gli stratagemmi terapeutici, infatti, sono benefici inganni o prescrizioni paradossali che conducono il soggetto a fare concrete esperienze emozionali- correttive in grado, in breve tempo, di far superare ed estinguere le fobie o le situazioni di panico, prima ancora che il soggetto stesso raggiunga la consapevolezza di ciò che sta accadendo.
La consapevolezza giunger? ad esperienza fatta, quando sar? ineluttabile, per il soggetto, rilevare le capacit? dimostrate e le sue risorse attivate nel fare qualcosa che fino ad allora sembrava a lui impossibile.
In altri termini, riprendendo l'antica saggezza cinese, il primo passo terapeutico, per chi soffre di attacchi di panico, è far loro "solcare il mare all'insaputa del cielo".
L'assunto epistemologico di riferimento dell'approccio strategico alla terapia è il costruttivismo radicale che ci porta a ritenere che la realt? è un costrutto degli esseri umani e che, pertanto, anche i disturbi fobici non sono altro che il frutto di autoinganni disfunzionali della mente che producono effetti reali. Se si parte da questo presupposto è possibile costruire, attraverso un intervento focalizzato sul problema, un autoinganno terapeutico funzionale alla scomparsa del panico ed utile all'eliminazione della perdita di controllo.

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