Il cibo, fonte di piacere e di sostentamento sempre più, nelle società opulente, diviene una prigione che dà luogo a problemi di sovrappeso, di sequenze fatte di abbuffate e condotte di eliminazione o di astinenze assolute, come nel caso dell’anoressia mentale.
Quando il cibo diviene l’unica valvola di sfogo a frustrazioni e problemi irrisolti, questo piacere smette di essere tale trasformandosi in un vero problema impedente per molte persone, sia per ciò che riguarda l’ aspetto fisico, sia per le conseguenze psichiche e comportamentali che produce.
Il Centro di Terapia Breve Strategica di Arezzo diretto dal prof. Giorgio Nardone, di cui il relatore dott. Giuseppe Pecere, psicologo e psicoterapeuta in Veneto ed in Emilia Romagna, in Padova, Verona e Bologna, è collaboratore, ha iniziato uno studio sui disordini alimentari (Anoressia, Bulimia, Vomiting) nel 1993 attraverso una ricerca-intervento, intendendo analizzare lo studio delle caratteristiche del problema, a livello dell’osservazione e della strutturazione di ogni singola variante dei disturbi alimentari, oltre che della rilevazione delle tentate soluzioni ridondanti che si ripetono in ogni singolo problema.
In altri termini, si è osservata una stretta e reciproca relazione tra le strategie comportamentali disfunzionali del soggetto e/o delle persone a lui vicine nel tentativo di dare soluzione al problema e la persistenza e l’aggravamento del problema stesso. Ad esempio sono proprio le diete ferree che, pur consentendoci di perdere peso rapidamente, costruiscono un sistema estremamente rigido che nel tempo sarà destinato a rompersi con la conseguenza che spesso riprenderemo abbondantemente i chili in sovrappiù.
Tale prospettiva operativa ha portato il nostro centro di terapia breve strategica a ritenere questa stretta e reciproca relazione come una “qualità emergente” che nulla più aveva a che fare con la presunta origine del problema.
Pertanto non si è più andati a ricercare le “cause” nel passato o i motivi che avevano generato il disturbo, perchè non più rilevanti e non più interagenti con la nuova struttura del problema, ma ci si è concentrati esclusivamente, dal punto di vista della terapia breve strategica, sullo studio e sul cambiamento di quelle soluzioni che, per lungo tempo, la persona che aveva il problema aveva messo in atto e che non avevano prodotto risultati e che, paradossalmente, diventavano alimento per la complessità stessa del disturbo alimentare.
Ricostruire il passato, infatti, oltre a denotare l’impossibilità di cambiarlo, ci avrebbe allontanati dalla soluzione del problema studiato e non avrebbe permesso, alla “ricerca-intervento”, di orientarsi verso lo studio di “come” il problema si struttura e delle modalit? con le quali persiste.
Si è giunti, così, alla costruzione di singoli protocolli di terapia breve strategica per i diversi disturbi alimentari (Anoressia, Bulimia,Vomiting) e all’individuazione di quegli interventi e di quelle strategie in grado di interrompere la ridondanza delle vecchie tentate soluzioni e, secondo un modo di procedere strategico-operativo, si sono, di volta in volta, scartate le tecniche di psicoterapia che, applicate ad un numero significativo di soggetti, risultavano inefficaci e adottate e replicate quelle che avevano superato il test di una buona efficacia ed efficienza sul piano dei risultati.
Non si tratta, quindi, più di seguire una teoria di riferimento ben precisa ed articolata ma, operativamente, adoperare le strategie e le tecniche del protocollo della terapia breve strategica, in relazione alle caratteristiche del soggetto.
In altri termini, nella terapia breve strategica, “la strategia viene continuamente adattata al problema ed agli obiettivi, senza essere influenzata da precedenti teorie deterministiche”.(Nardone, Salvini 1997)